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Parco del Cardeto

A picco sul mare e a ridosso del centro, il Pardo del Cardeto è il più vasto della città. Al suo interno spettacolari scorci sulla costa e su Ancona, un ambiente naturale incantevole e una serie di luoghi storici come il Campo degli Ebrei, degli Inglesi, il Bastione San Paolo, il vecchio faro, la Polveriera Castelfidardo ed altri luoghi militari storici.

La Storia del Parco del Cardeto

Nel 1972 l’ area dell’ attuale parco venne destinata a verde attrezzato. Nel 1988, grazie all’ iniziativa di alcuni cittadini, si individuò l’ area come complesso ambientale e storico.

Il Parco venne poi inaugurato nel 2005.

Attualmente gli ingressi al parco sono cinque: dal rione Adriatico si accede attraverso il cancello posto al termine di via Panoramica; il rione Cardeto usufruisce degli ingressi di via Volturno, di piazza Martelli e di via Cardeto; dal rione San Pietro si accede al parco attraverso i cancelli di via del Faro e di via Birarelli.

Natura

A pochi passi dal centro storico il Parco è una preziosa riserva di verde. La vegetazione è in gran parte spontanea (ginestre, alaterni, biancospini, caprifogli, ornielli, cipressi).

Monte Cardeto prende il nome dalla pianta del cardo, detto in dialetto anconitano pincigarello. I semi di questa pianta danno nutrimento al cardellino, che infatti era frequente in tutto il parco. La stessa immagine scelta come emblema del parco rappresenta un cardellino. Da quando il parco è stato aperto al pubblico i cardi e i cardellini sono sempre più rari, a causa dei tagli dell’erba che impediscono alla pianta di crescere e al volatile di trovare cibo.

Testimonianze Storiche

All’interno del Parco del Cardeto è stato inaugurato il Deposito del Tempo, accanto al Campo degli Ebrei, dove all’interno di un piccolo edificio i cittadini potranno approfondire, attraverso la postazione multimediale, i contenuti dell’itinerario ebraico o lasciarsi coinvolgere dall’audiovisivo artistico realizzato appositamente per il Cardeto e per il Campo degli Ebrei.

Il Campo degli Ebrei: la sua storia risale al 1428, quando il Senato degli anziani della Repubblica di Ancona concesse un terreno fuori porta San Pietro da destinare a cimitero. Il Campo degli Ebrei, situato a cavallo tra il colle dei Cappuccini ed il colle Cardeto, è uno dei luoghi più suggestivi di Ancona. Vi si trovano 178 cippi funerari con iscrizioni ebraiche che datano dal XV secolo al XIX secolo. È a picco sul mare, tanto che, col passare dei secoli, molti cippi sono precipitati dall’alto dirupo costantemente sottoposto all’erosione marina. L’ampio prato è dolcemente inclinato verso Gerusalemme, così come vuole la tradizione, e tutti i cippi hanno le scritte volte ad est. Il prato ha un notevole interesse naturalistico grazie alle meravigliose fioriture. È tra i cimiteri ebraici più grandi d’Europa ed uno dei più curati e meglio conservati.

Nel parco anche un’area cimiteriale riservata ai protestanti, detta “Campo degli Inglesi“. Si trova sul colle dei Cappuccini all’interno del Bastione cinquecentesco di San Paolo. È stato istituito dopo la Restaurazione in seguito alle nuove norme igieniche riguardanti le sepolture introdotte in Italia durante il periodo napoleonico. Esisteva nei pressi anche un “Campo dei Greci”, per i cittadini di religione ortodossa; l’esistenza di aree cimiteriali dedicate alle varie religioni testimoniano il cosmopolitismo dell’Ancona ottocentesca. Al suo interno sono rimaste ancora alcune lapidi ombreggiate da un maestoso ulivo. È visitabile solo dopo prenotazione.

La sommità del Colle dei Cappuccini è ancora bordata dalle mura cinquecentesche della città (due cortine ed il Bastione di San Paolo). Una rete di sotterranei caratterizzati da ambienti ampi con elementi architettonici di grande interesse storico (casematte, corridoi d’ascolto, sfiatatoi, feritoie, troniere, posterule) è ancora visitabile su prenotazione.

Il vecchio faro di Ancona risale al 1860 e sorge sulla sommità del colle dei Cappuccini, nel punto più panoramico del parco. Si può godere di un panorama incredibile sul centro storico, il porto, la cattedrale di San Ciriaco ed il famoso “gomito” (ankòn) che dà il nome alla città. I due conflitti mondiali, terremoti e sfaldamenti del terreno hanno danneggiato la struttura. Nel 1965 è stato edificato a poche decine di metri il Nuovo Faro. Dopo una chiusura di quasi quarant’anni la ristrutturazione ha dato una nuova vita alla storica torretta diventando la meta più apprezzata dell’intero Parco del Cardeto.

Altro luogo di interesse è la Polveriera Castelfidardo (1867), costruita in una conca scavata nel colle del Cardeto. Era, insieme alla polveriera napoleonica “Beato Amedeo” (sita nell’attuale parco della Cittadella), il più capiente deposito di polvere da sparo della città.
Il Forte Cardeto fu realizzato su iniziativa dei francesi nel 1799. Un lungo fossato ne mantiene nascosta gran parte delle scarpate. Il Forte fu collegato al Campo Trincerato dopo l’Unità d’Italia, con la nuova cinta muraria, che si apriva nella porta Cavour, in corrispondenza dell’omonima piazza. All’interno del Parco è ancora presente un tratto (detto scaglioni) di questa cinta ottocentesca.

Suggestivi anche il Forte Cappuccini e la Caserma Villarey (che ora ospita la facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche, e rappresenta un palazzo ottocentesco completamente ristrutturato, sito nei pressi di uno degli ingressi del parco).

fonte Wikipedia

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