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Teatro delle Muse, Ancona

Lo storico teatro di Ancona, risalente ai primi del 1800, è stato riaperto al pubblico nel 2002 dopo che nel 1943 un bombardamento inglese lo danneggiò.

Il Teatro delle Muse si trova di Ancona è il più grande teatro delle Marche. Operistica, balletto, musica sinfonica, concertistica, prosa,  jazz: queste le principali attività che vengono programmate ogni anno.

 

La Storia

teatro delle muse di ancona (1) Progetto in stile neoclassico dell’ architetto Pietro Ghinelli, inaugurato nel 1827 dopo 5 anni di lavori. La sala era a forma di ferro di cavallo, 4 ordini di palchi ed un loggione.

Fino al 1943 furono rappresentate oltre 360 lavori operistici, al suo interno sorgevano anche ritrovi culturali e mondani della nobiltà cittadina, con feste danzanti, competizioni di poesia e di canto, concerti, ricevimenti e conferenze.

Il 1º novembre 1943 un bombardamento dell’aviazione inglese danneggiò la copertura dell’edificio, che dovette interrompere così la sua attività.

Solo nei primi anni sessanta iniziò il restauro, che suscitò molte critiche per la decisione di demolire e ricostruire la sala interna con strutture moderne lasciando solo lo scalone d’onore, le facciate esterne e il salone delle feste. Anche a causa di queste polemiche, oltre che per problemi sorti con la società dei palchettisti, il progetto venne accantonato.


 

Oggi

teatro delle muse di ancona (2) Successivamente venne elaborato il progetto che portò al teatro attuale e che prevedeva il restauro di ciò che rimaneva del teatro ottocentesco oltre alla realizzazione di una sala moderna concepita come una grande piazza.

Il teatro venne finalmente riaperto al pubblico il 13 ottobre 2002, dopo 59 anni. L’evento tanto atteso da tutta la cittadinanza fu sentito dai cittadini come uno storico segno di rinascita culturale e di riscatto. Il concerto inaugurale fu diretto dal maestro Riccardo Muti. Durante il concerto inaugurale il maestro Riccardo Muti si complimentò con la città per la tenacia con la quale perseguì l’obiettivo di riaprire il proprio massimo teatro; non risparmiò però critiche al progetto realizzato, per il fatto che aveva portato all’installazione di costose ringhiere che impedivano una buona visibilità a numerosi spettatori. Le ringhiere furono successivamente modificate.

Fu realizzato un sipario tagliafuoco da Valeriano Trubbiani che, unico nel suo genere, fu pensato come opera d’arte e non come mero ausilio di sicurezza. Ispirato al precedente sipario ottocentesco, raffigura con ironia il trionfo di Traiano, con un gigantesco sole raggiato che simboleggia la ritrovata vitalità del Teatro.


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